Siamo pronti per il prossimo AL2 ?
Nell’attesa che arrivi settembre e che veda partire il prossimo corso AL2 di Arrampicata Libera (di cui a breve pubblicheremo tutte le informazioni) vi lasciamo ad un breve resoconto di una bella due giorni trascorsa nel Lecchese, per scoprire nuovi posti e consolidare il gruppo istruttori.
Sono le sette del mattino. Il sole è alto nel cielo, i termometri segnano temperature da fusione del ferro e due furgoni, carichi di corde, nat e belle speranze, dirigono da Pinerolo verso le vallate di Lecco.
Il piano è semplicissimo: passare un weekend a scalare in falesia e in via, divertendosi tra amici condividendo esperienze e conoscenze (e se avanza tempo trovare qualche falesia per i futuri corsi).
Dopo qualche ora di viaggio, in cui si vedono sfilare dai finestrini prima i luoghi del Risorgimento italiano e poi quelli amorevolmente descritti da Alessandro Manzoni, noi istruttori di Arrampicata della SIVALPI veniamo accolti dalle belle e vagamente umide pareti di calcare della falesia il Muro del Butch.
Qui, tra un 5a, un 6c e qualche esclamazione non ripetibile, la giornata scorre rapidamente mentre ci si alterna sui tiri, si riprovano i passaggi più difficili e, di tanto in tanto, si paga lo scotto di un piede mal posizionato con un bel volo. La falesia si sviluppa su due livelli e rapidamente siamo sparpagliati tra gli altri avventori: a fianco di una bimba che muove i primi passi e chiede allo zio di non tenere la corda troppo tesa, perchè sennò non è divertente, o a fissare dal basso due ragazzi che stanno lavorando un 8a forza di “sì bro” e di “dai duro”, mentre un inconfondibile “dai dai dai” risuona per la parete.

Ben presto è tempo di lasciare la falesia per raggiungere l’hotel. Non prima però di aver dedicato un po’ di tempo a ripassare, con gli aspiranti istruttori regionali (e qualche altro curioso, come lo scrivente), alcune manovre viste durante il loro corso di formazione.
Dopo la meritata merenda (su cui molto andrebbe detto ma che, per amore della poca dignità rimastaci, faremo passare sotto silenzio), una rinfrescata e una cena come si deve, si decide di dare l’assalto, la mattina dopo, allo Zucco dell’Angelone. Questo, nonostante i suoi 1165 metri, presenta un nutrito numero di vie, miste tra placca e fessura, che ben si adattano ai desideri e alle intenzioni del gruppo. Il tempo di decidere le cordate e le vie, e siamo con la testa sul cuscino, perchè la sveglia suona presto.
Dopo una colazione in uno dei pochi bar aperti la domenica mattina nella zona, parcheggiamo davanti alla seggiovia che porta ai Piani di Bobbio (attualmente chiusa per lavori) e a piedi, aggirando i cantieri, ci dirigiamo verso l’attacco delle vie. La giornata è tersa, il sole è splendente (forse pure troppo, come testimonieranno più tardi i polpacci di alcuni di noi) e alcune vie, nonostante l’ora non tarda, sono già occupate. Equipaggiati di corde, rinvii, protezioni mobili e di molta pazienza, attendiamo il nostro turno. Iniziamo quindi l’ascesa di questo piccolo monte che, nonostante le dimensioni, offre delle meravigliose viste sulla piana valsassinese, dove la Grigna Settentrionale ci nasconde la visuale del lago. Ma va bene, la valle è bella a sufficienza anche così.
I tiri sono lunghi il giusto, chiodati non così vicini da farli sembrare una falesia e non così lontani da farli sembrare un suicidio. A passaggi di placca più delicati si alternano passi in fessura un po’ più fisici, ma la roccia è buona, poco saponata, e salire è un piacere. Tra un po’ di ravano e qualche sosta sugli alberi, per il primo pomeriggio, un po’ alla chetichella, arriviamo tutti sotto la croce di vetta.

Da lì, per comodo sentiero, torniamo al parcheggio. Scendiamo verso valle dopo aver recuperato una parvenza di dignità umana, salvo poi riperderla nuovamente durante la meritata pausa merenda.
Seduti sui tavoli all’aria aperta continuiamo a ridere e scherzare, ma l’orologio non fa merenda, e per noi giunge l’ora di riprendere la strada di casa.
Dopo una allucinata sosta in autogrill, rientramo alla fine in quel di Pinerolo.
Il weekend, a percezione dello scrivente ma non solo, è da considerarsi un grande successo. Un memento al motivo per cui non solo scaliamo ma per cui scaliamo nella scuola. Perchè stare in parete è bello, ma starci con l’idea e la volontà di condividerlo, lo è ancora di più.
Marco

Il gruppo in vetta allo Zucco dell’Angelone